Se pansavate che la Death Valley avesse onorato il suo nome, vi siete sbagliati di grosso perché noi siamo invincibili! Abbiamo resistito anche ai 48 gradi della Valle della Morte, ai Coyote, alle tempeste di sabbia al vento bollente che ci ha consumato gli occhi.
Questa valle è davvero qualcosa di particolare, fa impressione attraversarla con la macchina, la temperatura del motore sale vertiginosamente mentre l’asfalto è talmente caldo da incollare gli pneumatici in terra. Al primo “view point” scendiamo sprovvisti del minimo goccio d’acqua, saliamo la collina e una mandria di italiani si accalca per scattare foto a questo paesaggio incredibile. Chilometri di rocce taglienti come coltelli, deserto, laghi aridi da centinaia di anni e pochi cactus invincibili, questa è la Death Valley. Alloggiamo a Fournace Creek, l’unica cittadina che sopravvive a questo clima marziano. Cittadina è un parolone, però ha un’ottima steak house e un campo da golf! Se mi avessero catapultato qui dal nulla avrei capito immediatamente che siamo in america, le loro bistecche contornate dalle 18 buche non mancano neppure nel più sperduto angolo degli USA.
La notte è passata veloce grazie ad un eroico condizionatore che ci ha praticamente salvato la vita, faceva un rumore simile a reattore di un Jumbo, probabilmente funzionava ad azoto liquido, tant’è ha funzionato.
Ci siamo messi in marcia, direzione Yosemite Park.
12 anni fa esatti, quando i problemi della mia vita erano solo i regali da scegliere nella lista di Babbo Natale, venni qui con la mia famiglia. Una raffica di ricordi mi è corsa davanti agli occhi mentre guidavo verso la meta, il posto che da bambino mi è sembrato meraviglioso è davvero meraviglioso.
Sembra quasi un film, non saprei dirvi quale, o forse meglio un dipinto, una tela impressionista piena del verde dei boschi e del blu del cielo. Dato che sono l’unico ad assaporare questo spettacolo vi racconto ciò che accade, sicuramente vi divertirà maggiormente.
Palè non appena scopre che passeremo 2 notti in una specie di tenda cabinata con bagno comune si spalma di miele e va in giro per il bosco alla ricerca di un orso affamato; Ciccio per ogni volta che gli scappa un “che bello sto posto” fa 3 telefonate dicendo che “eh insomma, speriamo sia meglio, se continua l’andazzo della vacanza è un casino, è tutto una merda, moriremo tutti”, Leopardi dovrebbe sodomizzarsi davanti a lui credo. Vignu procede nei suoi silenzi, conquistando ogni giorno una casella in più del Monopoli virtuale messo a disposizione dall’ iPad di Palè.
La prima notte è passata indenne, nonostante il freddo che è sceso nella valle e ci ha costretto ad usare le coperte di lana.
Mattinata di “hiking” ovvero camminata su per boschi e montagne. Palella ovviamente diserta dicendo di aver da lavorare al pc, ma fino a mezzo giorno nella hall non l’hanno visto, noi 3 partiamo, un po’ in ritardo rispetto ai piani che ci eravamo fatti ma è lo scotto da pagare per avere Vignu e Berna con se, due professionisti del sonno, se trovassero come far soldi dormendo potrebbero entrare nella classifica di Forbes. Alle 9 siamo comunque in marcia, la guida diceva che la nostra camminata sarebbe dovuta durare 6-8 h con un grado di difficoltà “very strenous”…noi che non siamo Messner ci siamo attrezzati con litri d’acqua e panini alla Nutella.
Dopo 15 minuti mi giro e non vedo più i miei compagni di viaggio, rifletto sul motto di mio padre durante le scalate da bambino “chi si ferma è perduto” e continuo convinto di ritrovarli poi in cima. La nostra meta sono le Yosemite Falls, le quinte cascate più alte al mondo, quasi 9000 piedi raggiungibili con 5,5 km di camminata (altri 6 a scendere).
La salita è stata massacrante, con dei punti davvero impossibili, ma completo l’opera in 1 h e 55 minuti, giuro di aver guardato l’orologio 10 volte prima di crederci avendo l’allenamento di un panda da zoo. Vignu e Berna arrivano una mezz’ora dopo molto meno provati di quanto pensassi. Per rigenerarci decidiamo di lanciarci in una delle piscine naturali create dalla cascata. Potete ricreare lo stesso effetto anche a casa, prendendo 10 spiedi da barbecue e conficcandoveli nel costato. Berna ha la bella idea di lanciarsi con i Persol, ovviamente finiscono in fondo alla pozza. Ciccio eroicamente si immerge e torna vincitore, ma con un colorito in faccia più simile ad un Puffo che ad un umano.
Io proseguo la camminata, altri 2 km per raggiungere il famoso cucuzzolo della montagna (ennesima idea poco lungimirante), gli altri sapientemente tornano giù.
Da sopra il panorama è fenomenale, n’è valsa davvero la pena.
La discesa è stata davvero massacrante, le ginocchia pensavo mi si staccassero e le mie tibie continuassero da sole, serviva un barile di Nutella non mezzo barattolo.
Scendendo mi sono anche imbattuto in un simpatico serpente a sonagli, dopo lo spavento iniziale di trovarmelo faccia a faccia ho lasciato che proseguisse per la sua strada mentre gli scattavo un po’ di foto.
Siamo rientrati, docciati e riposati in camera con tanto di video proiezione di Wall Street, Gordon Gekko ha sempre il suo fascino anche in mezzo agli orsi.
Di orsi nemmeno l’ombra, speriamo tanto di trovarne uno domattina presto mentre ci dirigeremo verso la vera California, quella delle spiagge e dei surfisti, delle bionde sui rollerblade e delle auto cabriolet.
A domani amici, qui sono le 21 e dobbiamo ritirarci in camera se non vogliamo conoscere il Grizzly da vicino.
mi raccomando, poche bionde e tanto surf che dovete smaltire tutti i cheeseburger che vi siete mangiati!! ;-P
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